Tutto da Rifare – Recensione di Max Casali

Sarà capitato a tutti di pronunciare che è “tutto da rifare”, no? Magari, per qualcosa andato in frantumi, per un progetto sbagliato, per un evento organizzato male. Lo afferma anche la band Ferrarese degli Strike: collettivo di culto, non solo in terra Estense, ma anche varcando confini locali. Attivi da 35 primavere, nel corso degli anni hanno riempito un immenso baule d’esperienza, appoggiando sui palchi miriadi di big (Capossela, Palma, Afterhours, Africa Unite ecc.) e chi, invece, insieme agli Strike ha cominciare a muovere (bene!) i primi passi come Roy Paci, Modena City Ramblers e Mano Negra. Con tale background, rispetto, stima e lodi sono state spese da chiunque e non poteva essere altrimenti. D’altronde, l’autonomia espressiva è stata sempre al centro del mitico combo emiliano che, in ogni tappa del loro percorso, hanno fatto in modo di non dimenticarsene mai, restaurandola con nuovi incroci tematici.

Stavolta, con Tutto da rifare viene sviscerato il trittico di vita, arte e amore, attraverso i quali si tenta di contrastare, con ogni mezzo, l’evidente complessità dell’epoca che si vive. Nove sono i tentativi a disposizione, a cominciare dal soul-funk della titletrack, la quale volteggia con sapiente spensieratezza ed accenti tromba in coda, mentre dietro la frizzante L’onda lunga delle cose sincere si cela l’intenzionalità di stemperare i toni descritti con una bella sezione fiati degna dei Dexy’s Midnight Runners. Per nulla Trasparente è la terza traccia, mettendo in luce contrappunti di tastierino sixties che deliziano l’ascolto in gustoso spaccato vintage, ma attualizzato con miscelazione esperta e centrata. Invece, l’allestimento vivace funky del singolo Mantra pop viaggia con benzina dei Kid Creole ma (why not?) anche degli altri apprezzati emiliani Ridillo.

Nell’insospettabile leggerezza di Chi siamo si rivela  il bagaglio delle nostre debolezze colme di paura ed ostentate malamente nell’interscambio sociale. Poco importa se nella divertente Realtà di attesa si ammicca, onorevolmente, a Giuliano Palma, in quanto si avverte che gli Strike sanno aggiungere i giusti ingredienti per insaporire l’insieme con netta competenza. Ci offre un sorriso anche il serrato ska-patchanka di Marzapane, tutta da ballare, rigorosamente “one step beyond”. Il ritorno della sezione fiati nel Il ricordo di una vita modella la traccia con carattere funky e latenti pizzicate jazzy ma, fondamentalmente, amalgamanti. In fondo alla lista è collocata l’accattivante  Voi non capirete con l’intro wave che porta nella A forest dei Cure  per poi smarcarsi con sound da police-track, evocante inseguimenti: tanta è la snellezza stilistica da rimanerne contagiati fino all’ultima Che ci rimane.

A conti fatti, Tutto da rifare è album incline all’altruismo, volto al recupero di una socialità banalizzata e dispersa nei meandri dell’individualismo e col nitido invito a resettare questa vita da fittizi felici e di consapevole negativismo. E’ pur vero che, grazie al loro brioso e dinamico sound, ci edulcorano la pillola amara della realtà con tanti minuti di buon umore, senza maliziosi tornaconti. Gli Strike sono fatti così: artisti veri col cuore teso al “prossimo”…individuo o disco disco che sia.

Posted on 21 Giugno 2019 in Blog

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